VIAGGIO DI UN’ARTISTA / JOURNEY OF AN ARTIST / ITINERARIO DE UNA ARTISTA

La materia come approdo

Creare ha sempre fatto parte di me. Per molti anni, però, questa parte è rimasta sullo sfondo mentre costruivo una carriera internazionale nella leadership e nello sviluppo delle organizzazioni. L’arte non è mai stata un passatempo da riservare alla pensione. Ho semplicemente sentito che meritava la mia piena attenzione e ho scelto di dedicarle il tempo necessario perché potesse nascere dalla maturità delle esperienze vissute.

Oggi, attraverso la materia, porto insieme tutto ciò che ha formato il mio sguardo: la psicologia, le relazioni umane, gli incontri con culture diverse, la memoria e il continuo processo di trasformazione che accompagna ogni esistenza.

La formazione in psicologia mi ha insegnato a guardare oltre le apparenze. Trent’anni di lavoro in contesti internazionali mi hanno mostrato che complessità, diversità e contraddizione non sono ostacoli, ma la vera natura dell’essere umano. Lasciare il mondo aziendale non è stato un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso creativo che, in fondo, stavo preparando da tutta la vita.

Questa esperienza ha rafforzato una convinzione profonda: la creatività non appartiene a una stagione della vita, ma a chi continua a coltivare curiosità, capacità di mettersi in discussione e desiderio di evolvere. Molte persone, soprattutto donne della mia età, mi raccontano di sentirsi ispirate dal fatto che abbia iniziato questo percorso quando altri scelgono di rallentare. Per me, invece, era semplicemente il momento giusto. Avevo finalmente il tempo, la libertà e la consapevolezza necessari per dare voce a qualcosa che era sempre stato presente.

La trasformazione è il filo conduttore di tutta la mia ricerca. Esploro la tensione tra entropia e sintropia, ordine e caos, fragilità e forza, occultamento e rivelazione. Sono affascinata dall’idea che la materia conservi memoria e che ogni frattura, cicatrice o frammento possa diventare l’inizio di una nuova forma.

Per questo utilizzo spesso materiali recuperati. Non li considero semplici elementi sostenibili, ma portatori di storie. Ogni superficie, ogni cucitura, ogni griglia e ogni frammento sono metafore di paesaggi interiori, relazioni invisibili e tracce lasciate dal tempo e dall’esperienza umana.

A prima vista il mio lavoro viene talvolta percepito come astratto o prevalentemente materico. In realtà, al centro di ogni opera c’è sempre la persona. La materia è il linguaggio attraverso cui racconto ciò che spesso non trova parole.

Vorrei che il mio lavoro fosse riconosciuto per la sua autenticità e per la capacità di invitare chi osserva a rallentare, andare oltre la superficie e scoprire una bellezza inattesa nell’imperfetto. Più che uno stile, mi interessa costruire un dialogo silenzioso tra la materia e lo sguardo di chi incontra le mie opere.

Se dovessi lasciare un’eredità, vorrei che fosse questa: ricordare che la trasformazione è sempre possibile. Che la bellezza può nascere da ciò che è stato dimenticato, spezzato o scartato. E che ogni fase della vita può diventare il tempo giusto per trovare la propria voce più autentica.

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Matter as a Place of Arrival

Creating has always been part of who I am. For many years, however, it remained in the background while I built an international career in leadership and organizational development. Art was never a hobby waiting to fill my retirement. I simply felt it deserved my full attention, and I chose to dedicate myself to it only when my experiences had matured into something I was truly ready to express.

Today, through matter, I bring together everything that has shaped my perspective: psychology, human relationships, encounters with different cultures, memory, and the continuous process of transformation that defines every life.

My background in psychology taught me to look beneath appearances. Three decades working in international environments showed me that complexity, diversity and contradiction are not obstacles but essential dimensions of being human. Leaving my corporate career was not an ending, but the beginning of a creative journey that, in many ways, I had been preparing for all my life.

This experience strengthened one of my deepest beliefs: creativity does not belong to a particular age, but to those who remain curious, willing to question themselves, and open to growth. Many people—especially women of my generation—have told me they feel inspired by the fact that I began this new chapter at a stage of life when many choose to slow down. For me, however, it simply felt like the right time. I had finally gained the time, freedom and awareness needed to give voice to something that had always been there.

Transformation is the thread that runs through all my work. I explore the tension between entropy and syntropy, order and chaos, fragility and strength, concealment and revelation. I am fascinated by the idea that matter carries memory, and that every fracture, scar and fragment can become the beginning of a new form.

This is why I often work with reclaimed materials. I do not see them merely as sustainable resources, but as carriers of stories. Every surface, stitch, grid and fragment becomes a metaphor for inner landscapes, invisible relationships and the traces left by time and human experience.

At first glance, my work is sometimes perceived as abstract or primarily material-based. In reality, the human experience is always at its core. Matter is simply the language through which I express what words often cannot.

I hope my work will be recognized for its authenticity and for its ability to invite people to slow down, look beyond the surface, and discover unexpected beauty in imperfection. More than a recognizable style, I seek to create a quiet dialogue between matter and the viewer.

If I hope to leave a legacy, it is this: to remind people that transformation is always possible. That beauty can emerge from what has been forgotten, broken or discarded. And that every stage of life can become the right moment to discover one’s most authentic voice.

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La materia como lugar de llegada

Crear siempre ha formado parte de quien soy. Sin embargo, durante muchos años esa parte permaneció en un segundo plano mientras desarrollaba una carrera internacional en liderazgo y desarrollo organizacional. El arte nunca fue un pasatiempo reservado para la jubilación. Simplemente sentía que merecía toda mi atención y decidí dedicarme a él cuando mis experiencias hubieran alcanzado la madurez necesaria para expresar algo verdaderamente auténtico.

Hoy, a través de la materia, reúno todo aquello que ha dado forma a mi mirada: la psicología, las relaciones humanas, el encuentro con diferentes culturas, la memoria y el continuo proceso de transformación que acompaña toda vida.

Mi formación en psicología me enseñó a mirar más allá de las apariencias. Tres décadas trabajando en entornos internacionales me mostraron que la complejidad, la diversidad y la contradicción no son obstáculos, sino dimensiones esenciales del ser humano. Dejar mi carrera corporativa no fue un final, sino el comienzo de un camino creativo que, en realidad, llevaba preparándose toda mi vida.

Esta experiencia reforzó una de mis convicciones más profundas: la creatividad no pertenece a una edad determinada, sino a quienes conservan la curiosidad, la capacidad de cuestionarse y el deseo de seguir evolucionando. Muchas personas, especialmente mujeres de mi generación, me han dicho que se sienten inspiradas al ver que inicié esta nueva etapa cuando otros deciden reducir el ritmo. Para mí, simplemente era el momento adecuado. Por fin tenía el tiempo, la libertad y la conciencia necesarias para dar voz a algo que siempre había vivido dentro de mí.

La transformación es el hilo conductor de toda mi obra. Exploro la tensión entre entropía y sintropía, orden y caos, fragilidad y fuerza, ocultamiento y revelación. Me fascina la idea de que la materia conserve memoria y que cada fractura, cicatriz o fragmento pueda convertirse en el comienzo de una nueva forma.

Por eso trabajo con frecuencia con materiales recuperados. No los considero únicamente recursos sostenibles, sino portadores de historias. Cada superficie, cada costura, cada retícula y cada fragmento se convierten en metáforas de paisajes interiores, relaciones invisibles y huellas dejadas por el tiempo y la experiencia humana.

A primera vista, mi trabajo puede percibirse como abstracto o principalmente matérico. Sin embargo, la experiencia humana está siempre en el centro de cada obra. La materia es simplemente el lenguaje con el que expreso aquello que las palabras muchas veces no alcanzan a decir.

Me gustaría que mi trabajo fuera reconocido por su autenticidad y por su capacidad para invitar a las personas a detenerse, mirar más allá de la superficie y descubrir una belleza inesperada en la imperfección. Más que un estilo reconocible, busco crear un diálogo silencioso entre la materia y quien contempla la obra.

Si deseo dejar un legado, es este: recordar que la transformación siempre es posible. Que la belleza puede surgir de aquello que ha sido olvidado, roto o descartado. Y que cada etapa de la vida puede convertirse en el momento adecuado para descubrir la voz más auténtica de uno mismo.

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